• TSU mutuo tasso fisso: 7,1875% - tasso variabile: 6,8500%
  • TSU leasing immobiliare tasso fisso: 8,6000% - tasso variabile:7,8875%
  • TSU aperture di credito oltre 5.000: 14,6750%
  • TSU anticipi e sconti oltre 200.000: 7,9500%
  • TSU scoperti oltre 1.500: 22,2125%
  • Tasso BCE 0,00%
  • Tasso legale dal 01/01/2018: 0,3%

RASSEGNA STAMPA


A Verona i costi occulti sugli swap sono leciti

Il Tribunale scaligero dà ragione a UniCredit per sei derivati venduti a una società toscana
Plus24 - 15/12/2012

Ancora un avallo ai costi occulti. Il Tribunale di Verona, con sentenza del 27 marzo scorso (ma resa nota di recente), ha sdoganato le commissioni implicite nei derivati (come ha già fatto il Consiglio di Stato nel caso della Provincia di Pisa) dichiarando legittimi sei derivati UniCredit.

 

I fatti

Dal 2002 a oggi, una società toscana ha stipulato con la banca sei derivati che le hanno prodotto "rate" negative per 430mila euro. Una perizia sugli swap ha inoltre evidenziato che essi contenevano costi occulti per 207mila euro. La società ha quindi fatto causa alla banca.

 

La sentenza

La IV Sezione del Tribunale di Verona ha però respinto le domande della società prendendo posizione su due temi molto caldi nel contenzioso sui derivati.

Sull'operatore qualificato, i giudici scaligeri hanno applicato la soluzione già adottata dalla Cassazione (sentenza n. 12138/2009), ritenendo sufficiente l'autocertificazione e affermando che sarebbe spettato al cliente dimostrare di non essere operatore qualificato. Tuttavia, in contrasto con l'orientamento maggioritario di merito (si vedano «Plus24» del 7 maggio 2011 e del 23 marzo 2012), hanno ritenuto che l'obbligo di fare in modo che i clienti siano sempre adeguatamente informati (articolo 21, comma 1, lettera b, Tuf) sia applicabile all'operatore qualificato soltanto in presenza di elementi oggettivi conoscibili dalla banca dai quali si evinca una difformità tra autocertificazione e realtà dei fatti.

L'altro tema toccato dalla sentenza riguarda la legittimità dei costi occulti (che i giudici preferiscono chiamare margine lordo d'intermediazione). Secondo il collegio i costi impliciti nei derivati non sono sintomo di una patologia del contratto ma sono elementi fisiologici degli stessi a meno che non siano eccessivi, comportando uno sbilanciamento a danno del cliente.

 

Le critiche

«Sull'operatore qualificato - sottolinea l'avvocato Marco Rossi, managing partner dello studio tributario e legale associato Rossi Rossi & Partners - è indubbio che l'articolo 21 Tuf contenga una clausola generale di comportamento, ben più gravosa di quella di buona fede (Cassazione 17340/2008) e simile a quella che si applica nei rapporti di agency, con la conseguenza che la banca deve sempre agire nell'interesse del cliente, anche contro il proprio e deve sempre tenerlo adeguatamente informato. Se la banca - continua Rossi - non comunica al cliente la presenza di costi impliciti nei derivati, non si può negare, come fatto dal Tribunale di Verona, che la banca abbia violato i doveri comportamentali cui è tenuta».

Sulle commissioni implicite, invece, nella sentenza si leggono continui richiami alle prassi di mercato con cui operano le banche nel determinarle. «Si dimentica però - conclude Rossi - che l'articolo 23 Tuf vieta il rinvio agli usi per la determinazione del corrispettivo dovuto dal cliente».

 


La parola chiave

Commissioni implicite

I costi occulti (o commissioni implicite) sono dati dalla differenza tra il mark to market (valore di mercato) iniziale del contratto e la somma che il cliente riceve dalla banca a titolo di upfront (una sorta di anticipo). Se la banca non paga alcun up front, il costo occulto è dato dal valore del mark to market (Mtm). Per esempio: Mtm iniziale -100, il cliente riceve 97, vuol dire che 3 sono i costi occulti. Se il cliente non riceve alcun upfront, la commissione implicita è 100.