• TSU mutuo tasso fisso: 7,1875% - tasso variabile: 6,8500%
  • TSU leasing immobiliare tasso fisso: 8,6000% - tasso variabile:7,8875%
  • TSU aperture di credito oltre 5.000: 14,6750%
  • TSU anticipi e sconti oltre 200.000: 7,9500%
  • TSU scoperti oltre 1.500: 22,2125%
  • Tasso BCE 0,00%
  • Tasso legale dal 01/01/2018: 0,3%

RASSEGNA STAMPA



Anche per gli swap vale il diritto di riflessione

La facoltà di recedere si estende alla vendita per conto proprio tipica dei derivati
Plus24 - 15/06/2013

Anche per i derivati stipulati tra banche e imprese (ed enti locali) la sentenza delle Sezioni unite della Cassazione n. 13905 del 3 giugno scorso (si vedano anche le pagine precedenti) potrebbe creare un vero e proprio "terremoto" giuridico. La sentenza, infatti, ha stabilito (smentendo il precedente e maggioritario orientamento giurisprudenziale) che l'obbligo della banca d'indicare per iscritto la facoltà per il cliente di recedere dall'ordine impartito - entro sette giorni dalla sottoscrizione (cosiddetto diritto di ripensamento, previsto dall'articolo 30 del Testo unico della finanza) - si applica non soltanto al cosiddetto "collocamento" (quando per esempio una banca colloca a un pubblico indistinto titoli di un'altra banca) ma anche a tutte le altre forme di negoziazione diretta tra banca e cliente (la cosiddetta negoziazione per conto proprio).

Sebbene la sentenza sia stata resa in riferimento a un caso di acquisto di titoli Giacomelli, essa ha espresso un principio generale che sembra dunque potersi applicare anche al caso dei derivati venduti alle imprese e agli enti locali (si veda anche «Plus24» del 1° giugno scorso). Vediamo il perché.
Come ha riconosciuto anche la Consob in diverse occasioni (si veda comunicazione n. 92004705 del 1° luglio 1992) la stipula di derivati tra banca e cliente è annoverabile nel servizio di negoziazione per conto proprio e quindi, seguendo il principio della Cassazione, anche a questa forma di negoziazione si applica il diritto di ripensamento con la conseguenza che se sul contratto derivato stipulato fuori dalla filiale della banca non vi è l'indicazione scritta del diritto al ripensamento (e non vi è quasi mai), il contratto potrà essere dichiarato nullo.

Occorre però ricordare che il diritto di ripensamento è riconosciuto soltanto a chi non è (o dimostra di non essere) operatore qualificato. «La sentenza - spiega l'avvocato Marco Rossi, managing partner dello studio legale e tributario associato Rossi Rossi & Partners di Verona - è condivisibile in quanto, nell'interpretare l'articolo 30 del Tuf, fa un giusto riferimento alla ratio (la motivazione) della norma che è quella di tutelare, al massimo, il cliente della banca. Lo è meno quando afferma che la banca potrebbe paralizzare la domanda di nullità del cliente qualora questo ne approfittasse opportunisticamente. Come insegna la dottrina (Irti), le regole formali imposte dal legislatore vanno rispettate sempre, anche quando portano a conseguenze potenzialmente ingiuste, perché il loro rispetto è essenziale per la stabilità del sistema giuridico (Schauer)».