• TSU mutuo tasso fisso: 7,1875% - tasso variabile: 6,8500%
  • TSU leasing immobiliare tasso fisso: 8,6000% - tasso variabile:7,8875%
  • TSU aperture di credito oltre 5.000: 14,6750%
  • TSU anticipi e sconti oltre 200.000: 7,9500%
  • TSU scoperti oltre 1.500: 22,2125%
  • Tasso BCE 0,00%
  • Tasso legale dal 01/01/2018: 0,3%

RASSEGNA STAMPA


Le commissioni vanno dichiarate

È inadempiente la banca che non ha informato il cliente sui costi applicati alla vendita dei bond della società Usa
Plus24 - 22/06/2013

L'omessa informazione sull'entità delle commissioni applicate nella vendita di obbligazioni Lehman Brothers (Lb) comporta la risoluzione del contratto quadro e il conseguente obbligo per la banca di restituire l'intero valore dell'investimento. Anche sulla base di questo motivo, il Tribunale di Verona (sentenza del 15 novembre 2012 ma resa nota di recente) ha condannato una banca a restituire al cliente 100mila euro e quest'ultimo a ridare all'istituto le cedole già incassate (1.127 euro) nonché i titoli Lb in suo possesso.


La sentenza ha dichiarato la risoluzione dell'accordo quadro per grave inadempimento della banca la quale - in occasione dell'acquisto di bond Lb avvenuto ad aprile 2008 (cinque mesi prima del default) - non ha comunicato al cliente l'entità delle commissioni applicate in violazione dell'articolo 32 del regolamento Consob n. 16190 del 2007 (impone la comunicazione separata delle commissioni) e in violazione dell'obbligo di best execution, espressamente contenuto nell'accordo quadro. Secondo il giudice scaligero, inoltre, è causa di risoluzione dell'accordo quadro anche l'aver eseguito l'ordine al di fuori di un mercato regolamentato senza la preventiva autorizzazione scritta del cliente, così come imposto dallo stesso accordo quadro. Il Tribunale, invece, ha escluso la nullità del contratto per essere stato concluso fuori sede ma senza l'avviso scritto del diritto di ripensamento (si veda in senso contrario la sentenza della Cassazione a Sezioni unite n. 13905/2013 su «Plus24» di sabato scorso). È stato inoltre escluso che l'operazione fosse una operazione rischiosa.


Secondo il Tribunale, il buon rating è sufficiente per far ritenere sicuro l'investimento soprattutto in mancanza di prova da parte dell'attore che la banca fosse a conoscenza di altri elementi da cui desumere una diversa rischiosità (sembra non essere stata svolta la perizia, essendosi il cliente limitato a produrre articoli di stampa). «La sentenza - osserva l'avvocato Marco Rossi, managing partner dello studio legale e tributario associato Rossi Rossi & Partners di Verona - è innovativa e farà sicuramente giurisprudenza. Tuttavia, sul tema del rating non è proprio condivisibile quanto riferito in ordine alla sua affidabilità. Le stesse società di rating hanno sempre dichiarato nei propri disclaimer che avrebbe potuto essere pericoloso per l'investitore retail assumere decisioni d'investimento basate sul credit rating».