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RASSEGNA STAMPA


Bond Lehman Brothers

Il Tribunale di Brunico impone alla banca di restituire 33mila€
Plus24 - 20/07/2013

L'inadeguata "scorpacciata" di un pasticciere di obbligazioni Lehman Brothers obbliga la banca a restituirgli l'importo investito (33mila euro). Lo ha deciso il Tribunale di Bolzano (sezione distaccata di Brunico) che con la sentenza n. 64 del 6 giugno 2013 ha ritenuto inadeguato per dimensione l'acquisto di bond Lehman Tv 2005/2035. I giudici hanno dunque "risolto" il contratto per grave inadempimento della banca.

 

La vicenda

 

Il pasticciere, cliente della banca dal 2001, ha acquistato diversi titoli speculativi e ha sempre dichiarato una propensione al rischio medio-alta. Il 26 settembre 2005 ha richiesto l'acquisto di 33mila euro di bond Lehman che non erano stati ancora emessi. I dipendenti della banca, non conoscendo il titolo, hanno assunto informazioni che hanno fornito verbalmente al cliente il quale ha insistito per l'acquisto. Dopo il default di Lehman nel settembre 2008 il cliente ha fatto causa alla banca contestando numerose violazioni normative.

 

La sentenza

 

Il Tribunale ha disposto una Ctu (Consulenza tecnica d'ufficio) per verificare la fondatezza delle lamentele del cliente. Dalla Ctu è però emerso che, pur essendo altamente speculativo, l'investimento era adeguato alla propensione al rischio dichiarata dal cliente. Il Tribunale ha inoltre dichiarato che nel 2005 il default di Lehman non era prevedibile dalla banca. Tuttavia, il giudice ha rilevato che la dimensione dell'acquisto (33mila euro) era inadeguata (il 76%) rispetto agli investimenti totali eseguiti dal cliente con la stessa banca. È vero, ha stabilito il Tribunale, che il cliente si era rifiutato di riferire la sua complessiva situazione finanziaria (e quindi non era possibile conoscere se avesse altri investimenti con altri istituti) ma, in questo caso, la banca avrebbe dovuto essere prudente e sconsigliare l'acquisto.

Qualora il cliente avesse insistito nel procedere con l'ordine, la banca avrebbe dovuto informarlo per iscritto (articolo 29, regolamento Consob 11522/1998) dei motivi dell'inadeguatezza dimensionale dell'acquisto e raccogliere la sua autorizzazione scritta a procedere comunque. Non facendolo, la banca è gravemente inadempiente e l'acquisto va quindi dichiarato risolto con l'obbligo di restituire le somme al cliente che, essendo in buona fede, può trattenersi le cedole ricevute ma deve restituire i titoli (articolo 2033 del Codice civile).

 

Il commento

 

«La sentenza - spiega l'avvocato Marco Rossi, managing partner dello studio tributario e legale associato Rossi Rossi & Partners di Verona - segue un ragionamento non del tutto condivisibile per quanto riguarda la sanzione (responsabilità da inadempimento) derivante dal mancato rilascio del cliente dell'autorizzazione scritta a procedere all'acquisto inadeguato. È vero - spiega Rossi - che questa soluzione è stata adottata anche dalla Cassazione a Sezioni Unite (n. 26724 e 26725 del 2007) ma dimentica che la mancanza dell'autorizzazione scritta incide sulla struttura del contratto e costituisce un vizio genetico, comportante la radicale nullità dell'atto. La differenza - conclude Rossi - non ha comunque avuto riflessi in quanto il giudice ha ritenuto grave l'inadempimento della banca e dichiarato risolto il contratto, giungendo così agli stessi effetti pratici cui si sarebbe giunti in caso di nullità: la restituzione dell'intero investimento».