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RASSEGNA STAMPA


Tutti i dubbi sui tassi di mora

Finora per la verifica dell'usura non vanno sommati ai tassi corrispettivi. Ma qualcuno sostiene di sì
Plus24 - 15/02/2014

Non smette mai di creare problemi il rapporto tra interessi di mora e usura. Infatti, se da una parte è certo che i tassi di mora possano diventare usurari, dall'altra rimane il dubbio (che la giurisprudenza non ha dipanato) se il tasso di mora possa o meno essere sommato a quello degli interessi corrispettivi (in questo modo provocando quasi sempre il superamento delle soglie d'usura nei finanziamenti bancari). Per l'Arbitro bancario e finanziario (Abf) di Napoli, per esempio, la sommatoria tra tasso di mora e quello corrispettivo non è possibile mentre per alcuni operatori del settore sì. Ma andiamo con ordine.

La rilevanza dei moratori

Che i tassi moratori siano rivelanti ai fini dell'usura è certo. Già 14 anni fa il decreto legge 394/2000 (di interpretazione autentica della legge 108 del 1996 sull'usura) ha specificato che gli interessi a qualunque titolo convenuti - e quindi anche i moratori - vanno confrontati con le soglie d'usura. La norma è talmente chiara che tutta la giurisprudenza successiva (per esempio sentenze della Cassazione n. 5286/2000; n. 5324/2003; n. 603/2013 oppure la n. 29/2002 della Corte Costituzionale) ha ribadito questo principio che, da ultimo, è stato ripreso anche dalla "famosa" sentenza 350 del 2013 della Cassazione (relatore Didone). Quest'ultima, però, se da un lato ha ribadito la rilevanza dei moratori (come detto sopra), dall'altro non ha mai affrontato l'argomento se era possibile oppure no sommare il tasso degli interessi moratori con quello degli interessi corrispettivi.

Il dubbio sulla sommatoria

Di recente, infatti, alcuni clienti hanno eccepito in giudizio l'usurarietà dei finanziamenti bancari sostenendo che proprio la sentenza 350/2013 avrebbe ritenuto corretto sommare aritmeticamente il tasso degli interessi corrispettivi con quello degli interessi moratori. Una recente ordinanza del Tribunale di Rovereto del 30 dicembre scorso (si veda «Plus24» dell'11 gennaio 2014) ha sospeso parzialmente la provvisoria esecutività di un decreto ingiuntivo, ottenuto da una banca in relazione a un mutuo, sulla base della constatazione che il tasso complessivo (costituito però dalla somma dei tassi corrispettivi e dello spread previsto per i tassi moratori) sembrava in effetti superiore alla soglia. Sull'esito di questa vicenda va comunque attesa la sentenza definitiva del Tribunale.

L'arbitro bancario finanziario

L'Abf del Collegio di Napoli, con due pronunce del 20 e 26 novembre 2013, ha sostenuto che non è ammissibile sommare il tasso degli interessi corrispettivi con quello degli interessi di mora in quanto, dalla lettura dei contratti posti alla loro attenzione, «risulta evidente che gli interessi moratori non sono dovuti in aggiunta bensì in alternativa a quelli corrispettivi (o gli uni oppure gli altri)». Gli esperti della materia sottolineano inoltre che, dal punto di vista matematico, gli interessi corrispettivi sono calcolati sul debito residuo mentre quelli moratori sono calcolati sulle rate (capitale e interessi) non pagate.

Il commento

«La possibilità di sommare semplicemente i due tassi - spiega l'avvocato Marco Rossi, managing partner dello studio legale e tributario associato Rossi Rossi & Partners di Verona - non esiste né giuridicamente né matematicamente, perché sono calcolati su basi numeriche diverse (i corrispettivi sul debito capitale residuo; i moratori sulle rate non pagate). In realtà - osserva Rossi - la giurisprudenza ha semplicemente e correttamente sommato il tasso degli interessi corrispettivi con la maggiorazione (cosiddetto spread) prevista per calcolare i tassi moratori. In altre parole, è stato semplicemente confermato che i tassi moratori (spesso determinati in contratto come sommatoria tra tasso degli interessi corrispettivi e spread fisso) vanno confrontati, di per sé, con la soglia d'usura senza essere stata autorizzata mai alcuna sommatoria. Un aspetto interessante di queste pronunce - conclude Rossi - è dato, invece, dal fatto che abbiano giustamente confrontato i tassi moratori con le soglie d'usura pubblicate, senza tenere in alcun conto il tasso medio moratorio, rilevato statisticamente nel 2002 dalla Banca d'Italia (si veda «Plus24» del 16 novembre scorso, ndr)».