• TSU mutuo tasso fisso: 7,1875% - tasso variabile: 6,8500%
  • TSU leasing immobiliare tasso fisso: 8,6000% - tasso variabile:7,8875%
  • TSU aperture di credito oltre 5.000: 14,6750%
  • TSU anticipi e sconti oltre 200.000: 7,9500%
  • TSU scoperti oltre 1.500: 22,2125%
  • Tasso BCE 0,00%
  • Tasso legale dal 01/01/2018: 0,3%

RASSEGNA STAMPA


Le mosse per schivare usura e aiuti «interessati»

Conti correnti, mutui, prestiti e leasing: vademecum per evitare ricorsi costosi e privi di chance di successo
Plus24 - 05/07/2014

I finanziamenti bancari sono sottoposti alla legge sull'usura? E se sì, come faccio a capire se il costo complessivo del mio prestito è usurario? Queste sono le domande che anche molti lettori di «Plus24» si pongono negli ultimi tempi sul finanziamento sottoscritto con la propria banca. Ma se alla prima domanda è facile dare risposta positiva, alla seconda non è così semplice rispondere in modo immediato e univoco, viste sia la diversità delle tipologie di finanziamento bancario (contro le quali consulenti o pseudo tali incoraggiano i clienti a far causa alla banca), sia le "variegate" pronunce giurisprudenziali che una volta danno ragione ai risparmiatori e un'altra (su casi simili) alle banche. Vediamo allora di fare chiarezza e capire in quali casi effettivamente i clienti della banca possono far valere le proprie ragioni.

Mutui

Per verificare l'usurarietà di un mutuo è necessario guardare ai tassi che la banca si è fatta promettere al momento della stipula del contratto (si parla, in questi casi, d'usura contrattuale), indipendentemente dal momento del loro pagamento (decreto legge 394 del 2000). I tassi da confrontare con la soglia d'usura sono quelli degli interessi corrispettivi (se del caso calcolando il Tir, il Tasso interno di rendimento che tiene conto dell'incidenza degli ulteriori oneri promessi in contratto come, per esempio, le spese di assicurazione) e di quelli moratori (cioè quelli che si pagano per eventuali ritardi nel pagamento delle rate). La giurisprudenza esclude invece che i due tassi convenuti contrattualmente possano essere sommati semplicemente e aritmeticamente (si vedano da ultimi «Plus24» del 1° e 29 marzo scorsi ma anche il recente orientamento dell'Abf nell'articolo della pagina accanto).

Leasing

Analogo discorso vale per i leasing che, pur essendo contratti giuridicamente diversi dai mutui, dal punto di vista finanziario possono essere trattati in modo simile. In questo caso, il cliente potrà verificare il rispetto della soglia sia del tasso leasing (che non è altro che un "Tir", come detto sopra), sia del tasso moratorio, ovviamente senza alcuna sommatoria tra i due tassi. In caso di usurarietà contrattuale di mutui o leasing la conseguenza è l'obbligo per la banca di restituire tutti gli interessi e le spese pagate dal cliente e per quest'ultimo la possibilità di continuare a fruire del finanziamento restituendo soltanto la quota capitale delle rate, senza interessi.

Usura sopravvenuta

Può capitare che il mutuo oppure il leasing non siano usurari al momento della stipula ma che lo divengano nel corso del rapporto. In questi casi, non si ha usura vera e propria (con azzeramento degli interessi) ma la cosiddetta usura sopravvenuta. Di recente, la Cassazione (sentenze 602 e 603 del 2013) e l'Abf hanno stabilito che, in caso di tassi usurari accertati soltanto nel corso dell'esecuzione del contratto, il giudice deve ridurre questi tassi al limite della soglia.

Affidamenti in conto corrente

La verifica dell'usurarietà o meno di un fido in conto corrente (si vedano «Plus24» del 31 maggio e del 21 giugno scorsi) è più complessa di quella di mutui e leasing, posto che per il fido si pone un problema non soltanto di quali voci di costo vadano inserite nel calcolo (si pensi alla Commissione di massimo scoperto che ormai è certo vada ricompresa) ma soprattutto di quale formula di matematica finanziaria utilizzare.

Il dibattito giurisprudenziale vede contrapposte da un lato le banche che sostengono l'applicabilità della formula contenuta nelle istruzioni della Banca d'Italia (su quest'ultimo aspetto si veda intervista sotto) anche per il calcolo del costo di un singolo finanziamento (Teg) e, dall'altro, i clienti i quali sostengono invece che un conto è la rilevazione statistica dei tassi medi (Tegm) per la quale si usa la formula di Banca d'Italia, e un altro è il calcolo di un tasso d'interesse di un singolo rapporto di finanziamento (Teg, appunto), per la quale è necessario usare le normali formule di matematica finanziaria.