• TSU mutuo tasso fisso: 7,1875% - tasso variabile: 6,8500%
  • TSU leasing immobiliare tasso fisso: 8,6000% - tasso variabile:7,8875%
  • TSU aperture di credito oltre 5.000: 14,6750%
  • TSU anticipi e sconti oltre 200.000: 7,9500%
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  • Tasso BCE 0,00%
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RASSEGNA STAMPA


Molti swap qualificano l'operatore

Averne stipulato diversi significa condividere le scelte della banca
Plus24 - 26/07/2014

Aver stipulato molti derivati in diversi anni vuol dire sia che l'impresa è effettivamente un «operatore qualificato», sia che non potrà ottenere la condanna della banca per responsabilità precontrattuale (per dolo) in quanto ha condiviso nel tempo la linea d'investimento suggerita dalla banca. Questo il "principio" sancito da due diversi Tribunali, quello di Milano con la sentenza del 23 giugno 2014 e da quello di Torino con il provvedimento del 20 giugno scorso. Ma vediamole nel dettaglio.

Il tribunale di Milano

Il caso deciso dai giudici meneghini è un po' particolare in quanto riguarda la stipula da parte di un'impresa di 22 contratti derivati su cambi in cinque anni (dal 2001 al 2006). La questione giuridica centrale sollevata dall'impresa è stata quella della presunta nullità della dichiarazione di operatore qualificato in quanto l'amministratore della società era un insegnante in pensione.

Sul punto il giudice di Milano, interpretando l'orientamento della Corte di Cassazione (sentenza 12138/2009), ha ritenuto che il rilascio della dichiarazione di operatore qualificato (articolo 31 del vecchio regolamento Consob) determini un'inversione dell'onere della prova e spetti cioè al cliente dimostrare di non essere operatore qualificato e che la banca fosse a conoscenza di questo contrasto tra la realtà dei fatti e il contenuto della dichiarazione.

Sulla base di questo principio, il giudice lombardo ha così rigettato la domanda del cliente in quanto questi non avrebbe dimostrato di non essere operatore qualificato né che la banca ne fosse consapevole. Il giudice, infatti, non ha considerato rilevante il titolo di studio dell'amministratore della società mentre ha considerato compatibile con la dichiarazione di operatore qualificato l'operatività della stessa nel campo del commercio internazionale e il fatto che essa avesse stipulato molti derivati nell'arco di un lungo periodo senza sollevare contestazioni.

Il tribunale di Torino

I giudici piemontesi, invece, hanno deciso il caso di una società per azioni che ha stipulato sette derivati in sette anni. Anche in questo caso i giudici hanno statuito che l'operatività in derivati protrattasi per sei anni porta a escludere la responsabilità precontrattuale per dolo della banca in quanto il comportamento dell'impresa ha confermato la linea d'investimento suggerita originariamente dalla banca. Il Tribunale, inoltre, ha ribadito che un operatore qualificato - ma anche un semplice buon padre di famiglia - non poteva non rendersi conto del grave rischio insito nei contratti derivati stipulati.

Il commento

«Il tema dell'operatore qualificato - spiega l'avvocato Marco Rossi, managing partner dello studio tributario e legale associato Rossi Rossi & Partners di Verona - è un problema superato. Il contenzioso più recente si è ormai concentrato sull'analisi di temi più "giuri-metrici", a cavallo cioè tra diritto, matematica e finanza. Inoltre è ormai assodato che la banca debba agire nell'interesse del cliente (articolo 21 del Testo unico della finanza) anche se operatore qualificato».

Al di là dei casi specifici, va però ricordato - come confermato a Milano l'11 e 12 aprile scorsi al «Primo convegno nazionale sulla finanza derivata» dal giudice Stefano Schirò, estensore della sentenza della Cassazione (12138/2009) - che la stessa sentenza è stata resa sotto la vigenza della legge n.1 del 1991 e quindi oggi, dopo l'entrata in vigore delle direttive comunitarie (Isd e Mifid) e del Tuf, alla banca sarebbe imposto di richiedere al cliente l'indicazione dei fatti da cui poter desumere l'esperienza e la competenza richiesti dalla norma. «Su quest'ultimo aspetto - conclude Rossi - il Tribunale di Milano, laddove sostiene che l'esperienza pregressa fa del cliente un operatore qualificato sembra dimenticare che il vecchio articolo 31 richiedeva un altro requisito: quello della competenza, che non può certo desumersi dall'esperienza».