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  • TSU anticipi e sconti oltre 200.000: 8,0875%
  • TSU scoperti oltre 1.500: 22,4125%

RASSEGNA STAMPA


Ex banche del Veneto. Il salvataggio non è finito.

Tra le maggiori difficoltà ci sono circa 40mila debitori (aziende e altro) che devono 8 miliardi e che sono rimasti sotto la liquidazione coatta
Il Giornale di Vicenza - 01/09/2017

E' il tema su cui si stanno concentrando tutti: il fulmineo passaggio a Banca Intesa Sanpaolo, in giugno, delle due ex banche venete (BpVi e Veneto Banca) non ha coperto tutti i guai. In capo alla Lca-Liquidazione coatta amministrativa è rimasta ad esempio la gestione di qualcosa come 18 miliardi di crediti che le due ex banche vantano verso clienti che hanno finanziato. Di questi, circa 9 miliardi sono quelle che si chiamano "sofferenze": crediti che non rientreranno. Ma ci sono circa 8 miliardi di prestiti a clienti che vengono classificati come "incagli", cioè, "inadempienze probabili": debiti che hanno dato segnali di sofferenza, ma che forse potrebbero anche rientrare se chi li gestisce riesce a trovare il bandolo della matassa per evitare di far fallire il cliente. E si parla di qualcosa come 40mila posizioni, di cui metà a Nordest, vale a dire che se si staccasse l'ossigeno a tutte sarebbe un nuovo tracollo per quest'area. Con un grande problema in più: tra questi debitori, ci sono coloro che a suo tempo furono convinti ad acquistare azioni di BpVi e Veneto Banca, magari addirittura con il "ti finanzio solo se compri anche azioni": le "baciate". Insomma, già danneggiati e adesso a rischio di vedersi chiedere soldi. C'è chi (non chi aveva aderito all'offerta di transazione, ovvero) è deciso a dare battaglia, come ben sanno vari uffici legali che seguono queste vicende. Solo che c'è un altro assurdo problema: in questo momento non ci sono neppure le regole in base a cui dare battaglia. Tanto che gli stessi commissari liquidatori dell'ex BpVi e Vb, al momento, sono in difficoltà.

Due tavoli diversi

Allo studio tributario-legale "Rossi Rossi & Partners" di Verona, ad esempio, stanno seguendo vari casi. Il decreto legge del Governo ha infatti affidato i crediti "in bonis" a Intesa che (salvo eventuali "restituzioni") ha dato continuità a migliaia di clienti per una somma circa di 26 miliardi di euro: "In questo caso si è raggiunto l'obiettivo di consentire a quelle imprese di non vedersi revocato il fido. Ma il vero problema - spiega l'avv. Marco Rossi - sono le "inadempienze probabili" rimaste in capo alla Lca-liquidazione coatta, debitori che non sono "sofferenze" ma che hanno dato segni di difficoltà: passeranno alla società Sga del Ministero che ha il compito di recuperare quei crediti. Ma al momento non c'è il decreto che sancisce il passaggio".

I rischi

La Sga non è una banca, ma è un intermediario riconosciuto in base al Testo unico bancario (art. 106) e quindi di per sè può erogare denaro se serve ad "aggiustare" queste posizioni. Il problema è che il suo compito sarà recuperarlo, il denaro, prima di tutto a favore del Governo che ha pagato miliardi per convincere Intesa a prendersi le due banche.Sga sta mettendo a punto un piano per farsi aiutare nel recupero crediti da altri operatori: Intesa SanPaolo prima di tutto, visto che controlla le filiali dove sono custoditi i fascicoli di ognuno di quegli "incagli". Ma si parla anche di Fonspa, Ifis, Finint e altri. "Difficile che quei clienti possano "sostituire" con altre banche il loro finanziamento che avevano daBpVi o Vb, anche perchè sono segnalati alla Centrale rischi come inadempienti. Plausibilmente quindi potrebbero vedersi revocare il fido, che potrebbe essere una spinta verso il fosso: la paura è questa. Il tema quindi - spiega Rossi - sarà esaminare una a una le pratiche e i soggetti che sono in difficoltà". Quello che si rischia è una nuova "crisi di sistema" per il Nordest, e in fondo osserva l'avv. Rossi, proprio tutta l'operazione di cessione a Intesa è nata con la motivazione di garantire un salvataggio di sistema. Logico quindi ritenere che si faccia quanto è possibile per evitare una massa di fallimenti.

Le controcause

E chi rischia di vedersi bussare alla porta la Sga che gli chiede soldi, e nello stesso tempo vuole chiederli lui perchè si sente truffato nella vendita di azioni bancarie? "I tavoli sono diversi. Purtroppo da una parte c'è il bisogno che arrivi il decreto che affida tutto alla Sga, e vedere poi cosa succederà. Dall'altra devono ancora uscire i decreti 185 e 186 del Ministero sulla liquidazione delle due banche: da quel momento ci saranno 60 giorni per chiedere di essere ammessi nel passivo della banca, per chi si ritiene danneggiato, e per fare eventuale opposizione davanti ai giudici. Sono due percorsi del tutto distinti". Con una sorta di beffa che si crea: chi intenta causa può sperare di riavere i soldi dalla liquidazione delle due banche anche in base a quanti soldi recupererà la Sga, che appunto però per averli va a bussare alle porte dei debitori.