• TSU mutuo tasso fisso: 7,3375% - tasso variabile: 6,9250%
  • TSU leasing immobiliare tasso fisso: 8,6750% - tasso variabile:8,0875%
  • TSU aperture di credito oltre 5.000: 14,8375%
  • TSU anticipi e sconti oltre 200.000: 8,0000%
  • TSU scoperti oltre 1.500: 22,2000%
  • Tasso BCE 0,00%
  • Tasso legale dal 01/01/2018: 0,3%

RASSEGNA STAMPA


Pochi rischi con il bond di Banca Intesa Sanpaolo

Il titolo nel portafoglio del lettore scade nel 2020 e garantisce cedole fisse a oggi soddisfacenti dello 0,9% su base annua
Plus24 - 15/07/2017

Il bond sottoscritto dal lettore durante il collocamento iniziale a fine 2014 è un titolo senior a tasso fisso di Intesa Sanpaolo che scade a novembre 2020. Per tutta la durata del titolo è previsto il pagamento di cedole annue dello 0,90%. Considerando che attualmente i tassi di mercato sono ancora negativi, il valore della cedola garantito dal bond nei prossimi anni può ritenersi soddisfacente. È comunque possibile negoziare il bond sul sistema multilaterale EuroTlx.


Gli scenari di probabilità 
Secondo le analisi svolte da Alma Iura, Centro per la formazione e gli studi giuridici, bancari e finanziari di Verona, nelle attuali condizioni di mercato e di rischio-emittente l’obbligazione ha una probabilità del 4,35% di generare una perdita di 58,53 euro su 100 investiti (con un valore medio di recupero di 41,47 euro su 100 di nominale), una probabilità del 53,47% di ottenere un risultato neutrale con un valore medio di recupero di 102,01 euro e una probabilità del 42,18% di conseguire un risultato soddisfacente con un valore medio di 106,16 euro. In linea con questi scenari probabilistici, il fair value del titolo è pari a 101,12 euro, con un grado di rischio basso nonostante la scadenza nel 2020, bilanciata dal buon merito di credito dell’emittente e dall’assenza di clausole di subordinazione.


L’emittente 
Intesa Sanpaolo si dimostra essere una delle Banche italiane più solide, con un rialzo nell’ultimo anno del titolo bancario del 75% e una capitalizzazione a ridosso dei 48 miliardi, la maggiore tra gli istituti italiani. A confermarlo, le recenti operazioni finanziarie messe in atto dal gruppo di Ca’ De Sass, in primis l’acquisto al prezzo simbolico di un euro degli asset ripuliti dai crediti deteriorati di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. L’operazione, avvenuta dopo la liquidazione coatta amministrativa delle due banche venete, si è svolta in tempi rapidissimi. Come si legge nella memoria consegnata dalla Banca d’Italia in Commissione Finanze della Camera, la scelta di Banca Intesa è avvenuta tra i sei candidati presentatisi (cinque gruppi bancari e un’assicurazione) sulla base di una procedura aperta e trasparente. 
L’acquisto ha riguardato un perimetro segregato che include le attività e passività selezionate delle due banche venete (tra cui crediti in bonis diversi da quelli ad alto rischio per circa 26,1 miliardi) ed esclude i crediti deteriorati (sofferenze, inadempienze probabili e esposizioni scadute), le obbligazioni subordinate emesse, nonché partecipazioni e altri rapporti giuridici considerati non funzionali all’acquisizione. 
Sull’operazione si è anche espressa la Commissione europea, rispondendo alle accuse secondo cui la scelta dell’opzione della liquidazione ordinata per Veneto Banca e Popolare di Vicenza avrebbe aggirato le normative comuni, precisando che tutto si è svolto nell’ambito della normativa. Da ultimo, anche l’Antitrust ha dato il suo placet all’operazione, ritenendo che questa non pregiudichi l’assetto concorrenziale nei mercati.