• TSU mutuo tasso fisso: 7,1875% - tasso variabile: 6,8500%
  • TSU leasing immobiliare tasso fisso: 8,6000% - tasso variabile:7,8875%
  • TSU aperture di credito oltre 5.000: 14,6750%
  • TSU anticipi e sconti oltre 200.000: 7,9500%
  • TSU scoperti oltre 1.500: 22,2125%
  • Tasso BCE 0,00%
  • Tasso legale dal 01/01/2018: 0,3%

RASSEGNA STAMPA


Il rischio Lehman va spiegato

Per i giudici di Torino la banca deve illustrare il pericolo emittente
Plus24 - 30/08/2014

Continua, con alterne fortune per i risparmiatori, il match tra banche e obbligazionisti incappati nel default del 15 settembre 2008 della banca americana Lehman Brothers. Infatti, se da un lato una sentenza resa nota di recente della Corte d'Appello di Torino dà ragione al cliente, un'altra del Tribunale di Bologna dà ragione alla banca (sulle alterne vicende si veda da ultimo «Plus24» del 19 luglio scorso). Vediamo le due posizioni.

Corte d'appello di Torino

La Corte d'Appello di Torino (sentenza numero 767 del 28 febbraio scorso ma resa nota di recente) ha deciso il caso di un acquisto di bond Lehman del febbraio 2008, confermando la sentenza di condanna della banca emessa dal Tribunale d'Aosta nel 2012. I giudici hanno rilevato che la banca non ha informato il cliente del fatto che, acquistando obbligazioni Lehman Brothers, avrebbe assunto un rischio emittente non presente nei precedenti acquisti di pronti contro termine e di fondi obbligazionari. Il rischio emittente, inoltre, era di tipo particolare in quanto si trattava di una banca d'affari americana con caratteristiche quindi ben diverse da quelle di una banca mista italiana.

Per escludere la responsabilità della banca, precisano i giudici torinesi, non è decisivo il fatto che al momento dell'acquisto (2008) non esistesse una difficoltà economica di Lehman, né il fatto che il titolo fosse inserito nell'elenco delle obbligazioni a basso rendimento/basso rischio del consorzio «PattiChiari». Ciò che rileva, invece, è la mancata informazione sulla tipologia e sulla natura dei titoli acquistati che avrebbe consentito al cliente una scelta consapevole. Sulla base di questo motivo è stata confermata la condanna della banca a restituire al cliente tutti i 100mila euro investiti oltre alla rivalutazione monetaria, agli interessi e alle spese legali.

Il tribunale di Bologna

Nel capoluogo emiliano, invece, i giudici hanno dato ragione alla banca (sentenza del 3 giugno scorso) sull'acquisto di bond Lehman del 2003 affrontando il tema del rischio emittente sotto un diverso profilo. Il giudice ha osservato che il rischio specifico dipende dalle caratteristiche peculiari dell'emittente che, prima del default, non poteva dirsi portatore di titoli rischiosi, avendo costantemente conservato un rating e quotazioni tali da escludere, soprattutto nel 2003, profili d'inadeguatezza rispetto a un cliente con media propensione al rischio. Per il giudice emiliano è sufficiente che la banca consegni il «Documento sui rischi generali» e che proponga investimenti in linea con la profilatura del cliente.

Il commento

«La Corte d'appello di Torino - spiega l'avvocato Marco Rossi, managing partner dello studio tributario e legale associato Rossi Rossi & Partners di Verona - ha evidenziato correttamente che la banca deve sempre comunicare al cliente le caratteristiche - tra cui il profilo di rischio - del titolo acquistato anche a prescindere dalla presenza di notizie sulla sussistenza di uno stato di difficoltà dell'emittente. La sentenza di Bologna - conclude Rossi - ha invece affrontato il diverso problema dell'adeguatezza del titolo rispetto al profilo di rischio dichiarato dal cliente».