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RASSEGNA STAMPA


Doppio calcolo per usura sopravvenuta

Tribunale di Cremona: banca in regola anche con i tassi moratori
Plus24 - 15/11/2014

Sull'usura sopravvenuta (quella che non si verifica alla stipula del mutuo ma in un momento successivo) non si può calcolare un tasso unico globale bensì due separati: uno fisiologico (interessi corrispettivi più spese) e uno patologico (interessi moratori più spese di ritardo). Ciascuno di essi andrà poi raffrontato con una soglia d'usura specifica (semplice nel primo caso, maggiorata del 2,1% nel secondo). Così ha deciso il Tribunale di Cremona (giudice Borella) con un'ordinanza del 30 ottobre scorso.

Il provvedimento

I principi espressi nell'ordinanza sono numerosi. In primo luogo, il tribunale aderisce, pur criticandolo, all'orientamento della Cassazione (si veda «Plus24» del 15 febbraio scorso) secondo cui anche i tassi moratori sono rilevanti ai fini dell'usura. Il giudice – dopo aver ribadito che i tassi moratori e corrispettivi non si possono sommare - ha spiegato come si deve calcolare l'usura sopravvenuta. Il precedente è quello del 28 gennaio scorso del Tribunale di Milano secondo il quale si deve calcolare un unico tasso (comprensivo d'interessi corrispettivi, moratori e spese) che va rapportato con il capitale residuo e poi confrontato con la soglia d'usura pubblicata.

Secondo il Tribunale di Cremona, invece, si devono fare due calcoli: uno per gli interessi corrispettivi (fisiologico) e uno per gli interessi di mora (patologico). Infatti, prosegue il giudice, non è possibile diluire interessi corrispettivi e moratori in un unico conteggio in cui si rapporta il tutto al debito residuo, se non altro perché gli interessi di mora, a differenza di quelli corrispettivi, non sono calcolati sul capitale residuo bensì sulla rata non pagata. Altrimenti, si potrebbe avere il paradosso di un tasso di mora di per sé usurario ma che, inserito nel costo complessivo del credito, avrebbe un'incidenza minima proprio perché rapportato al capitale residuo (molto più alto della singola rata impagata). All’opposto, sarebbe inaccettabile anche sommare gli interessi corrispettivi e quelli moratori e rapportarli alla quota capitale della singola rata pagata in ritardo.

Il calcolo corretto

La soluzione, secondo il tribunale, è quindi quella di effettuare due calcoli separati: il primo in cui si raffrontano gli interessi corrispettivi (più le spese) al capitale residuo; il secondo in cui si raffrontano gli interessi di mora (e le spese collegate al ritardo) all'intera rata impagata. I due tassi (quello fisiologico e quello patologico) andranno, poi, confrontati con due soglie d'usura distinte: quella pubblicata per i corrispettivi e quella maggiorata di 2,1% per i tassi di mora. Infine, se soltanto i moratori risultassero usurari nel corso del rapporto, la conseguenza sarebbe l'azzeramento dei soli interessi di mora (articolo 1815 comma 2 del Codice civile) senza conseguenze sui corrispettivi.

Il commento

«L'ordinanza – spiega Marco Rossi, managing partner dello studio legale e tributario associato Rossi Rossi & Partners di Verona – presenta luci e ombre. Da un lato tratta un problema che era stato ignorato dalla giurisprudenza, cioè quello del corretto metodo di calcolo dell'usura sopravvenuta. Dall’altro, però, non tiene conto dell'incidenza dei moratori sul costo complessivo del finanziamento. Inoltre, l'ordinanza non è condivisibile laddove afferma che la soglia dei moratori debba essere maggiorata e che, in caso di usura sopravvenuta, si dovrebbe applicare l'articolo 1815 del Codice civile. Su quest'ultimo punto – conclude Rossi – la legge è chiara nell'escluderne l'applicazione. In presenza di usura sopravvenuta, come ribadito dalla Cassazione, si potrà infatti semplicemente ridurre il tasso usurario entro i limiti della soglia».