• TSU mutuo tasso fisso: 7,1875% - tasso variabile: 6,8500%
  • TSU leasing immobiliare tasso fisso: 8,6000% - tasso variabile:7,8875%
  • TSU aperture di credito oltre 5.000: 14,6750%
  • TSU anticipi e sconti oltre 200.000: 7,9500%
  • TSU scoperti oltre 1.500: 22,2125%
  • Tasso BCE 0,00%
  • Tasso legale dal 01/01/2018: 0,3%

RASSEGNA STAMPA


Il ruolo delle commissioni nel «calcolo» del tasso usurario

La posta del risparmiatore
Plus24 - 20/12/2014

Le Commissioni sugli affidamenti (Caf) sono oneri che costituiscono remunerazione per le banche sulle somme affidate/accordate alla clientela. In un’ottica di calcolo del tasso usurario, però, va considerato che il legislatore ha inteso prendere in considerazione un concetto di “interesse usurario” molto ampio, ricomprendente ogni commissione, remunerazione a qualsiasi titolo e spesa collegate all’erogazione del credito (articolo 644, comma 4 del Codice penale). Tenuto conto di questo concetto “ampio”, la risposta alla domanda dipende dalla formula che si ritiene corretto utilizzare per calcolare un tasso d’interesse usurario.

«Se si adotta la classica formula di matematica finanziaria – spiega l’avvocato Marco Rossi, managing partner dello studio legale e tributario associato Rossi Rossi & Partners di Verona – il problema non si pone in quanto ogni commissione e ogni spesa, assieme agli interessi, viene rapportata al capitale effettivamente utilizzato. In mancanza di utilizzo, non si può calcolare un tasso usurario in quanto non vi è stata erogazione di capitale che costituisce il presupposto fattuale di base per poter verificare l’usura. Se si ritiene, invece, opportuno utilizzare la formula del Tasso effettivo globale (Teg) delle istruzioni di Banca d’Italia – in realtà adottata soltanto per motivi di rilevazione statistica del Tasso effettivo globale medio (Tegm) – allora è necessario distinguere la natura delle Caf. Per chi ritiene corretto adottare questa formula - conclude Rossi -, la natura delle Caf (rapportate all’ammontare dell’accordato) è quella di oneri». Su questi aspetti parte della giurisprudenza più recente (si veda «Plus24» del 15 marzo e del 5 luglio scorsi) ha messo ben in evidenza che per il calcolo di un tasso usurario si deve utilizzare la classica formula di matematica finanziaria mentre la formula di Banca d’Italia ha una rilevanza puramente statistica. Su questo argomento, comunque, bisogna sottolineare che ancora non esiste un orientamento uniforme.