• TSU mutuo tasso fisso: 7,3375% - tasso variabile: 6,9250%
  • TSU leasing immobiliare tasso fisso: 8,6750% - tasso variabile:8,0875%
  • TSU aperture di credito oltre 5.000: 14,8375%
  • TSU anticipi e sconti oltre 200.000: 8,0000%
  • TSU scoperti oltre 1.500: 22,2000%
  • Tasso BCE 0,00%
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RASSEGNA STAMPA


Scandalo Euribor: e se a subire il danno fossero state le banche italiane?

Intervista di adnkronos all'avv. Marco Rossi, presidente del Comitato scientifico di Alma Iura
adnkronos - 27/02/2016

A causa della manipolazione dell’Euribor i mutuatari potrebbero non aver patito alcun danno, anzi. Il danno potrebbe essere, invece, stato subìto dalle banche italiane, oltre che dalle imprese e dagli enti locali sottoscrittori di derivati e dagli obbligazionisti, che avrebbero ricevuto un tasso più basso di quello che sarebbe stato senza la manipolazione. A ipotizzarlo è Marco Rossi, presidente del Comitato scientifico di Alma Iura, che, insieme A Maddalena Mandarà (chief quantitative analyst di Alma Iura) è autore dello studio scientifico intitolato “Analisi giurimetrica sull'ipotesi di manipolazione dell'Euribor”.

“Dalla nostra analisi tecnica, l’Euribor potrebbe essere stato manipolato al ribasso – afferma Rossi - in quanto le banche internazionali (come quasi tutte le grandi banche) sarebbero state pagatrici nette dell’Euribor e avrebbero quindi avuto un interesse generale ad abbassarlo e non già a innalzarlo. Se ciò fosse dimostrato, a rimetterci sarebbero stati quei soggetti che hanno pagato un tasso fisso e ricevuto l’Euribor”.

In attesa della pubblicazione della decisione del 2013 nella quale l’Antitrust europea condanna Deutsche Bank, Barclays, Royal Bank of Scotland e Societè Generale a pagare una multa di 1,7 miliardi di euro per un accordo di cartello finalizzato a manipolare l’Euribor (la sentenza dell'Antitrust Ue è vincolante per i giudici civili Italiani) in Italia, c’è chi ha deciso comunque di muoversi: si ha infatti notizia di una causa intentata in Sardegna contro la Banca di Sassari (gruppo Bper).

“Un primo problema – spiega Rossi - è che molte cause potrebbero venire intentate da privati ed enti pubblici contro banche italiane che non hanno manipolato il tasso (o perché non erano all’interno dell’Euribor panel o perché, pur facendovi parte, non risulta che abbiano posto in essere manipolazioni: è il caso della banche italiane facenti parte del panel). In questo caso, la banca italiana non avrebbe alcuna “colpa” derivante dalla manipolazione e potrebbe aver addirittura subìto un danno se la manipolazione fosse avvenuta al ribasso (nei mutui e nei leasing per esempio)".

"Pertanto -osserva- mi sembra che l’azione di nullità potrebbe trovare qualche ostacolo, anche se è comprensibile che i clienti la propongano e potrebbero anche trovare qualche soddisfazione. Diverso il caso in cui, invece, la causa fosse proposta nei confronti di una banca che ha manipolato l’Euribor (Barclays, Deutsche Bank)”.

“La domanda che mi pongo -conclude Rossi- è perché le banche italiane (che potrebbero aver subìto un danno) e gli enti pubblici non facciano nulla per verificare 'se e 'in quale misura la manipolazione abbia procurato un danno, visto che la manipolazione è cosa certa. Io penso che potranno sorgere in futuro responsabilità degli amministratori di banche ed enti pubblici che siano rimasti inerti di fronte a questo scandalo enorme. In Inghilterra si ha notizie di transazioni già avvenute sulla manipolazione e le banche manipolatrici hanno già accantonato nei loro bilanci miliardi di euro per i contenziosi”.

Che alcuni tassi interbancari (tra i più importanti il Libor e L’Euribor) siano stati manipolati, secondo lo studio è ormai certo in quanto accertato da parte di numerose Autorità di controllo americane, inglesi, europee, svizzere e giapponesi. In particolare, per la manipolazione dell’Euribor, nel dicembre 2013, la Commissione Europea ha multato per 1,7 miliardi di euro alcune banche internazionali (Barclays, Deutsche Bank, Société Générale, Rbs) e ha tuttora in corso indagini su altre banche: Crédit Agricole, Hsbc e JpMorgan.

Poiché nel 2007 erano sorti i primi dubbi sulla possibile manipolazione del Libor, a ottobre 2011 provammo a verificare se anche per l’Euribor vi potessero essere state delle manipolazione di mercato. Abbiamo quindi iniziato una lunga analisi e, non nascondiamo, che l’ipotesi che ci sembrava più plausibile era quella di una possibile manipolazione al rialzo dell’Euribor.

Nel corso dello studio abbiamo chiesto, tra le altre, all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) se essa avesse in corso indagini sulla quotazione dell’Euribor ma l’Autorità ha risposto che ha: “valutato i fatti denunciati e le loro possibili implicazioni rilevanti dal punto di vista della tutela della concorrenza e ha riscontrato che tali fatti esulano dall’ambito delle proprie competenze, non integrando alcuna delle ipotesi di illecito concorrenziale previste dalla disciplina antitrust nazionale e comunitaria”.

L’Euribor, assieme al Libor, rappresenta uno dei principali tassi di riferimento per il mercato interbancario europeo. Con riferimento al Libor, sempre secondo lo studio, i primi dubbi sulla sua affidabilità sono emersi già alla fine del 2007, in occasione di un incontro tra esponenti dei principali intermediari finanziari internazionali tenutosi presso la Bank of England (Bank of England 2007). Tali dubbi si sono successivamente estesi all’Euribor e al Tibor e hanno trovato conferma nel 2012 a seguito della conclusione di alcune indagini avviate da diverse autorità di controllo.

In particolare, a oggi, Barclays, Ubs e Rbs hanno collaborato con le autorità di controllo e hanno concordato l’applicazione di sanzioni per aver illecitamente manipolato (in alcuni casi in collusione con altri intermediari) i principali tassi interbancari: Libor, Euribor e Tibor. Lo studio ha quindi approfondito tre teorie che spiegherebbero quali sono stati gli incentivi delle banche a manipolare in vario modo i tassi interbancari.

Secondo la prima teoria, proposta in riferimento al Libor (Mollenkamp e Whitehouse 2008), alcune banche, a partire dagli inizi della crisi finanziaria della seconda metà del 2007, avrebbero scientemente comunicato al mercato un tasso artificialmente più basso di quello che avrebbe dovuto essere, con l’intento di apparire in migliori condizioni finanziarie rispetto a quelle reali (reputational theory o stigma hypothesis).

In base alla seconda teoria (incentives theory, extractive theory o portfolio theory), proposta da accademici e market practitioners (Snider e Youle 2009; Abrantes-Metz 2008; Gyn-telberg e Wooldridge 2008; Peng 2008; Kuo 2010), le banche con una vasta esposizione di portafoglio al Libor avrebbero avuto un importante incentivo economico a manipolare verso il basso il tasso, percependo così ingenti guadagni.

La terza teoria (trading theory) è correlata alla precedente ma non presuppone che le banche siano state indotte alla manipolazione da incentivi collegati a vaste posizioni di portafoglio. La trading theory suggerisce, infatti, che le manipolazioni dell’Euribor (e del Libor) sarebbero state poste in essere su singole transazioni su richiesta di singoli traders operanti all’interno dei derivatives desks, al fine di produrre profitti sulle proprie posizioni gestite, percependo così lauti bonus.

Nel corso dell’analisi ci si è posti il quesito del perché queste manipolazioni si siano potute verificare. Una prima risposta può essere individuata nel meccanismo di formazione dell’Euribor, che, dopo il break strutturale verificatosi nel mercato interbancario in concomitanza con la crisi finanziaria del 2007, ha dimostrato di non essere più adeguato e affidabile.

E' stata inoltre analizzata la conformità dell’Euribor alla normativa antitrust italiana ed europea. Infine, attraverso l’analisi dei dati storici dell’Euribor si è indagato sulla presenza o meno di quotazioni anomale, simili a quelli rinvenute da altri autori con riferimento al Libor e ritenute da questi astrattamente compatibili con una manipolazione del tasso. In particolare si è rilevato, a partire dall’inizio della crisi finanziaria, una sottostima costante dell’Euribor effettivo rispetto ai risultati forniti dal modello da noi utilizzato e ciò sarebbe astrattamente compatibile con la teoria reputazionale.

Va però precisato che i risultati da raggiunti dallo studio possono costituire solamente degli indizi, non sufficienti, di per sé, a ritenere conclusivamente provata un’eventuale manipolazione del mercato interbancario europeo, posto che tali dati possono trovare spiegazioni economiche alternative come, del resto, segnalato da alcuni analisti.

Alla fine degli anni Novanta, l’introduzione di una moneta unica europea ha spinto il sistema bancario a ritenere necessario creare un nuovo tasso interbancario di riferimento all’interno dell’Unione Economica Monetaria (Emu). Il 30 dicembre 1998, è stato così pubblicato per la prima volta l’Euribor (Euroo InterBank Offered Rate). Da allora esso è divenuto il tasso di riferimento di un vasto mercato monetario europeo.

Secondo la vulgata, l’Euribor è il tasso d’interesse a cui i depositi a termine interbancari sull’Euro vengono offerti da una primaria banca a un’altra primaria banca della zona Emu, alle 11 ora di Bruxelles. Si tratterebbe, quindi, di un tasso lettera e rappresenterebbe il miglior prezzo tra le migliori banche (the best price between the best banks).

In realtà, ricorda lo studio, l’Euribor non è un vero e proprio tasso di mercato (objective) ma è un tasso judgmental, ovverosia derivante da contribuzioni soggettive su base volontaria da parte di circa una quarantina di banche. Si può quindi affermare che non è un tasso fatto ma semmai un 'tasso fattibile.

L’Euribor è calcolato come la media aritmetica semplice troncata delle quotazioni giornaliere eseguite da un insieme rappresentativo di banche (panel banks). Ciascuna banca appartenente al panel provvede giornalmente a comunicare il tasso a cui crede (believes) che una primaria banca sarebbe disposta a offrire depositi a termine in euro a un’altra primaria banca, all’interno della zona euro. Le banche comunicano quote con due cifre dopo la virgola mentre il tasso Euribor viene pubblicato con tre cifre decimali. Le quotazioni delle panel banks (e conseguentemente l’Euribor) corrispondono a più orizzonti temporali: una, due e tre settimane e da uno a dodici mesi.