• TSU mutuo tasso fisso: 7,3375% - tasso variabile: 6,9250%
  • TSU leasing immobiliare tasso fisso: 8,6750% - tasso variabile:8,0875%
  • TSU aperture di credito oltre 5.000: 14,8375%
  • TSU anticipi e sconti oltre 200.000: 8,0000%
  • TSU scoperti oltre 1.500: 22,2000%
  • Tasso BCE 0,00%
  • Tasso legale dal 01/01/2018: 0,3%

RASSEGNA STAMPA


Regioni, buy-back dei bond costoso

Gli operatori segnalano un prezzo di riacquisto dei Bor eccessivo ma per il Mef il debito della Pa si riduce di 400 milioni
Plus24 - 19/12/2015

La ristrutturazione del debito mediante riacquisto dei propri Bor (Buoni ordinari regionali) messa in atto da sei enti territoriali italiani (Lazio, Campania, Liguria, Lombardia, Marche e Puglia) potrebbe costare un “sovraprezzo” che varia da un minimo di 280 milioni a oltre 600 milioni. Sarebbe questo il “regalo” di Natale - fatto dallo Stato italiano agli investitori (ovvero tutti i detentori dei Bor che hanno venduto il titolo in loro possesso alle stesse regioni) – stimato da alcuni operatori di mercato che segnalano qualche perplessità sulla effettiva convenienza economica dell'operazione di buy back per 3,7 miliardi di euro (si vedano «Il Sole 24 Ore» del 27 novembre, dell'8 e dell'11 dicembre scorso). Ma andiamo con ordine.
la vicenda 
In passato molte Regioni hanno emesso Bor bullet (rimborso in unica scadenza) cui erano collegati contratti derivati e fondi d'ammortamento (sinking funds). L'articolo 45 del decreto legge 66\2014 (convertito in legge 89\2014), ha consentito alle Regioni di riacquistare sul mercato le proprie obbligazioni – chiudendo contestualmente derivati e sinking funds – al fine di ottenere risparmi sugli interessi e di semplificare le posizioni debitorie degli enti. Il ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef), che sovraintende il buy back, ha offerto sia un contributo di 543 milioni di euro (stanziato per 403 milioni), sia la disponibilità a finanziare i riacquisti (e l'eventuale valore negativo dei derivati) con mutui a 30 anni a tasso fisso (per 2,841 miliardi), pari al tasso di riferimento del BTp di pari scadenza (2,26% annuo). L'operazione di riacquisto avverrà tramite quattro intermediari individuati dal Mef: Citigroup, Bnp Paribas, Deutsche Bank e Barclays, che non svolgeranno però alcun ruolo consulenziale sull'estinzione dei derivati.
alti prezzi di riacquisto? 
Sebbene siano in molti a sostenere la convenienza delle operazioni di ristrutturazione (per esempio Moody's e lo stesso Mef), vi sono alcuni operatori di settore che manifestano dubbi al riguardo. «Analizzando i prezzi di riacquisto dei Bor – osserva Jacopo Ceccatelli, amministratore delegato di Marzotto Sim spa –, l'effetto finale potrebbe essere un aumento del costo dell'indebitamento, dato che i livelli di riacquisto sono persino più elevati rispetto al valore di titoli di Stato di pari scadenza. Va infatti ricordato che gli investitori considerano assai più sfavorevolmente i Bor rispetto ai BTp, sia perché le regioni non godono di una garanzia esplicita del Tesoro (e quindi sono ritenute più rischiose), sia perché tutti i titoli sono assai poco liquidi. Sebbene – continua Ceccatelli - sia difficile quantificare esattamente il “regalo” che è stato fatto agli investitori questo è stimabile in almeno il doppio del totale di extra spesa indicato nella tabella, almeno rispetto a dove venivano scambiati (seppure saltuariamente) i Bor prima di questa operazione».
le altre perplessità 
Ma le domande non finiscono qui. «Come verranno prezzati i derivati e sinking funds - si chiede Nicola Benini, Ceo di Ifa Consulting e vice presidente di AssoFinance - annessi ai bond che dovranno essere estinti anticipatamente? In un caso, essendo in possesso della documentazione, applicando le medesime metodologie probabilistiche delle controparti non vi sarebbe convenienza ma soltanto un allungamento di 30 anni - piuttosto oneroso in termini economici - del debito. In pratica, si liberano risorse immediate ma pagheranno i nipoti dei debitori originari».
Se i dubbi sopra esposti dagli esperti fossero fondati cosa potrebbe accadere? «Sebbene la norma possa essere vista con favore, il punto importante è che vi sia convenienza per le Regioni poiché, in caso contrario – fanno sapere da Alma Iura, centro per gli studi giuridici, bancari e finanziari di Verona – si potrebbero in teoria porre problemi di validità delle stesse operazioni per difetto di causa, in quanto prive di convenienza finanziaria in base all'articolo 41 della legge 448\ 2001 o perché produttive di un aumento del debito in violazione dell'articolo 45, comma 14 della legge 89\2014. Per evitare questo scenario sarà importante che il Mef vigili attentamente».