• TSU mutuo tasso fisso: 7,1875% - tasso variabile: 6,8500%
  • TSU leasing immobiliare tasso fisso: 8,6000% - tasso variabile:7,8875%
  • TSU aperture di credito oltre 5.000: 14,6750%
  • TSU anticipi e sconti oltre 200.000: 7,9500%
  • TSU scoperti oltre 1.500: 22,2125%
  • Tasso BCE 0,00%
  • Tasso legale dal 01/01/2018: 0,3%

RASSEGNA STAMPA



Le prassi di mercato sono considerate nulle

L'articolo 23 Tuf vieta l'utilizzo degli «usi» per calcolare gli oneri
Plus24 - 18/02/2012

Emergono anche «incongruenze giuridiche» sui costi occulti, così come ricostruiti nella Consulenza tecnica d'ufficio (Ctu) consegnata al Consiglio di Stato dal funzionario della Banca d'Italia, Roberto Angeletti, sul caso Provincia di Pisa contro Dexia Crediop e Depfa Bank. Dopo i "nodi finanziari" (si veda «Plus24» di sabato scorso), quindi, non mancano le perplessità degli operatori del settore sull'aspetto giuridico. Secondo Angeletti, infatti, su 1.356.254 euro di valore di mercato negativo iniziale, soltanto 323.202 euro sono costi occulti (ma accettabili) mentre la parte rimanente (1.033.053 euro) sono oneri applicati dalle banche che non hanno fatto altro che applicare le «prassi di mercato». Ma è proprio quest'ultimo aspetto che non trova d'accordo l'avvocato Marco Rossi, managing partner dello studio legale e tributario associato Rossi Rossi & Partners di Verona.

 

L'individuazione dei "costi" fatta nella Ctu è corretta oppure no?

Direi proprio di no. Il valore dei derivati viene determinato unilateralmente dalle banche secondo le quali i costi impliciti si giustificherebbero sulla base di «prassi di mercato» autoreferenziali. Un primo problema potrebbe riguardare la mancanza di consenso del cliente sui costi impliciti e sulle modalità con cui calcolarli. Ma il vero ostacolo all'applicabilità di questi costi è l'articolo 23 del Testo unico della finanza (Tuf) che stabilisce la nullità del rinvio agli "usi" per la determinazione del corrispettivo dovuto dal cliente e di ogni altro onere a suo carico. Le prassi di mercato seguite dalle banche per determinare il valore dei derivati non sono altro, appunto, che "usi".

 

Ma tutto ciò ha nulla a che vedere con i cosiddetti "usi di piazza", applicati in passato sui conti correnti dalle banche e poi dichiarati nulli?

Si tratta di casi simili. Anche nei contratti bancari vi è adesso una norma che vieta il rinvio agli "usi" per la determinazione dei tassi d'interesse.

 

Quali sarebbero le conseguenze se venisse applicato anche sui derivati l'articolo 23 del Tuf?

La norma specifica che, in caso di rinvio agli "usi", insomma alle prassi di mercato, nulla è dovuto dal cliente alla banca e quindi i costi occulti dovrebbero essere ritenuti illegittimi.

 

Ciò varrebbe anche per gli enti territoriali?

Certo, anche se ritengo che un altro modo per affrontare il problema sarebbe valutare i derivati con l'approccio risk based proposto dalla Consob: aiuterebbe a sciogliere i dubbi sulla convenienza economica o meno dei contratti.