• TSU mutuo tasso fisso: 7,1875% - tasso variabile: 6,8500%
  • TSU leasing immobiliare tasso fisso: 8,6000% - tasso variabile:7,8875%
  • TSU aperture di credito oltre 5.000: 14,6750%
  • TSU anticipi e sconti oltre 200.000: 7,9500%
  • TSU scoperti oltre 1.500: 22,2125%
  • Tasso BCE 0,00%
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RASSEGNA STAMPA



Per gli "ordini" la forma scritta non è obbligatoria

Intermediazione finanziaria. Due sentenze della Cassazione sciolgono alcuni nodi
Plus24 - 25/02/2012

Nello stipulare contratti su strumenti finanziari la forma scritta è obbligatoria soltanto per l'accordo quadro e non per i singoli ordini. Il diritto di recesso, invece, non si applica al servizio di negoziazione (l'altro è quello di collocamento). Con questi due principi espressi in due distinte sentenze, la prima Sezione della Corte di Cassazione ha preso posizione su questioni finora piuttosto dibattute nei contenziosi tra banche e imprese dando ragione questa volta agli istituti di credito. A dire il vero le due sentenze riguardano casi di "risparmio tradito" in tema di tango bond e obbligazioni Cirio, ma i principi espressi dai supremi giudici si applicano anche a tutti quei casi in cui si è aperto un contenzioso sui derivati over the counter venduti per esempio alle imprese.

 

Vale il contratto quadro

Con la prima sentenza (la n. 384 del 13 gennaio scorso), la Cassazione ha "ribaltato" le pronunce che in un primo momento avevano dato ragione a un cliente. In una causa riguardante l'acquisto di obbligazioni argentine, infatti, il tribunale di Treviso e poi la Corte d'Appello di Venezia avevano stabilito la nullità degli ordini di acquisto dei bond in quanto privi della forma scritta, ritenuta dai giudici di merito essenziale sia per il contratto quadro sia per i singoli ordini. La Corte di Cassazione, invece, ha accolto l'impugnazione della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo affermando che la forma scritta è richiesta per la validità del solo contratto quadro e non dei singoli ordini. «La pronuncia della Cassazione - osserva l'avvocato Marco Rossi, managing partner dello studio legale e tributario associato Rossi Rossi & Partners di Verona - è condivisibile, nonostante molti giudici di merito si pronuncino a favore dei clienti».

La normativa, infatti, ha sempre specificato che le modalità di conferimento degli ordini devono essere indicate nel contratto quadro e ciò significa che sono rimesse alla libera determinazione delle parti. Ciò non toglie, però, che dovrà essere comunque rispettata - a pena di nullità - la forma convenzionalmente eventualmente pattuita dalle parti nel contratto.

 

Il diritto di recesso

La seconda sentenza della Cassazione (la n. 2065 del 14 febbraio 2011), invece, riguarda un caso di acquisto di bond Cirio venduti da Banca Fideuram (attraverso un suo promotore finanziario) fuori dalla propria sede, senza indicazione scritta del diritto di recesso del cliente entro sette giorni, così come previsto dall'articolo 30 del Testo unico della finanza (Tuf). Il tribunale di Milano ha dato ragione al cliente dichiarando nullo l'ordine ma la Corte d'Appello ha annullato la prima sentenza affermando che l'articolo 30 del Tuf si applica soltanto alle ipotesi di "collocamento" (quando la banca non fa altro che "piazzare" strumenti finanziari di altri emittenti) e non anche a quelle di negoziazione (tipica per esempio anche nei contratti derivati quando la banca è nella maggior parte dei casi la controparte diretta).

La Cassazione ha confermato la sentenza d'Appello: nell'ipotesi di stipula di un derivato fuori dalla sede della banca, quest'ultima non dovrà dunque concedere al cliente i canonici sette giorni per il ripensamento. «Su quest'ultimo tema - conclude Rossi - non è detto che la Cassazione abbia posto la parola fine al dibattito giurisprudenziale, visto che l'orientamento contrario dei giudici di merito è fondato su una lettura plausibile del dettato normativo».