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RASSEGNA STAMPA



Il bilancio Lehman salva il cliente

Mps non poteva non sapere della disastrata situazione economica dell'istituto di credito Usa
Plus24 - 14/11/2012

Il Tribunale di Salerno condanna l'ente toscano a restituire 50mila euro 

 

Monte dei Paschi di Siena (Mps) non poteva non sapere che Lehman Brothers holding incorporated (Lbhi) versava in cattive acque già dal 2007 e per questo motivo deve restituire 50mila euro al cliente che aveva comprato bond della banca americana fallita poi nel settembre del 2008. Così il Tribunale di Salerno che con la sentenza numero 2200 del 20 ottobre scorso ha pareggiato la "partita giudiziale" che si sta disputando tra banche e clienti sull'insolvenza dell'istituto di credito Usa.

 

La sentenza di Salerno

 

A febbraio del 2008 un investitore acquista 50mila euro di obbligazioni Lehman B. che soltanto sette mesi dopo va in default. Il cliente (assistito dall'avvocato Pasquale Basso dello studio Bcb di Salerno) cita in causa Mps che gli ha venduto i titoli chiedendo la risoluzione del contratto per grave inadempimento della banca toscana la quale non gli avrebbe comunicato lo stato di dissesto in cui (già a febbraio 2008) si trovava Lbhi. Il tribunale salernitano ha riconosciuto l'inadempimento della banca la quale, essendo soggetto professionista del mercato, avrebbe dovuto conoscere alcuni dati macroeconomici riguardanti la disastrosa situazione finanziaria di Lbhi emersi già dalla seconda metà del 2007. In particolare, attingendo dai dati della Consulenza tecnica d'ufficio (anche il Tribunale di Milano ha disposto una Ctu sul rating, si veda «Plus24» del 27 ottobre scorso), il collegio ha evidenziato che nell'agosto 2007 erano stati licenziati 1.200 dipendenti, nel corso del 2008 vi erano stati una perdita di 25 milioni di dollari, una riduzione dell'avviamento di 27 milioni, delle perdite su titoli garantiti per 2,8 miliardi di dollari e, infine, le azioni avevano perso ad agosto il 73% del proprio valore.

Questi dati di bilancio, unitamente alle preoccupanti notizie divulgate dalla stampa (anche non specialistica), rendono impossibile pensare che Mps non fosse a conoscenza dello stato di difficoltà economica di Lbhi. Per questo motivo, la banca toscana ha violato l'obbligo di diligenza e correttezza nei confronti del cliente con la conseguenza che il contratto va dichiarato risolto e Mps condannata a restituire al cliente le somme investite. Allo stesso tempo, il cliente deve restituire alla banca titoli e cedole incassate. Con questa sentenza, i clienti pareggiano la partita contro le banche.

 

Le considerazioni

 

La sentenza di Salerno si segnala in quanto non riprende i soliti argomenti del rating, dell'elenco «PattiChiari» e dei Credit default swap (Cds), ma fa riferimento ai dati di bilancio e alle notizie giornalistiche su Lbhi. «La sentenza - spiega l'avvocato Marco Rossi, managing partner dello studio tributario e legale associato Rossi Rossi & Partners di Verona - è condivisibile nella conclusione e nell'aver dato rilevanza ai dati di bilancio e alle notizie giornalistiche sullo stato di crisi di Lehman, già a partire dal 2007. Tuttavia una perizia completa su Lehman non dovrebbe prescindere dalla valutazione delle probabilità di default implicite nei Cds spread e (per le obbligazioni inserite in «PattiChiari») dall'analisi del Var (Value at risk) settimanale, molto spesso superiore a quello prudenziale indicato da «PattiChiari». Non bisogna dimenticare - conclude Rossi - che i Cds spread sono variamente utilizzati dalle stesse Agenzie di rating per valutare le probabilità di default dei soggetti valutati».

Il commento della banca«Mps - fanno sapere dalla banca - è dell'avviso che la decisione del Tribunale di Salerno si inserisce in un filone giurisprudenziale – tutt'altro che consolidato – secondo il quale gli intermediari avrebbero goduto di informazioni privilegiate tali da consentire loro di percepire il rischio di default di Lehman B. con conseguente obbligo di informare gli investitori. La banca non condivide questo orientamento in quanto, come già riconosciuto in altre sentenze di merito, il giudizio positivo espresso da tutte le Agenzie di rating fino al giorno della dichiarazione di insolvenza dimostra come gli intermediari non disponessero di elementi ulteriori e diversi di cui informare i clienti. Mps sta quindi valutando l'opportunità di appellare la sentenza».

 

Le sentenze pro-banca...

 

 Tribunale Venezia, 5 novembre 2009. Il mantenimento di un rating elevato fino al giorno del default di Lehman Brothers rende palese l'imprevedibilità dell'evento con la conseguenza che la banca non ha alcuna responsabilità.

 

 Tribunale Savona, 18 maggio 2010, n. 454. Il rating elevato e l'inclusione del titolo Lehman in «PattiChiari» provano che la banca non fosse in possesso di elementi ulteriori tali da giustificare la trasmissione di un'informativa differente al cliente nei cui confronti l'istituto aveva assunto un preciso impegno contrattuale in questo senso.

 

 Tribunale di Parma, 9 luglio 2012, n. 977. Il rating "A" mantenuto da Lehman fino alla data di default è circostanza idonea a qualificare l'operazione come un investimento sicuro.

 

...e quelle pro-investitori

 

 Tribunale Udine, 5 marzo 2010, n. 376. Il fatto che la banca si sia limitata a fornire, come unica informazione, il rating (informazione generica e fuorviante) costituisce di per sé inadempimento all'obbligo d'informativa completa. Per il caso Lehman vi era una serie di circostanze oggettive che evidenziavano un maggiore grado di rischio rispetto a quello palesato dal rating.

 

 Tribunale Torino, 22 dicembre 2010 n. 7674. La clausola inserita nell'ordine d'acquisto di bond Lehman (e sottoscritta dalla banca) con cui l'istituto si impegna a informare tempestivamente il cliente se il titolo subisce una variazione significativa del livello di rischio, configura un espresso impegno contrattuale, la cui violazione comporta la responsabilità risarcitoria della banca.

 

 Tribunale di Salerno, 20 ottobre 2012, n. 2200. A fronte di alcuni dati macroeconomici riguardanti Lehman, il comportamento della banca appare fin troppo facilmente censurabile perché palesemente contrario ai doveri di buona fede e di riguardo all'interesse della controparte. Ritenere che la banca non fosse a conoscenza di una siffatta disastrosa situazione economica (su una delle più importanti banche statunitensi) è praticamente impossibile.