• TSU mutuo tasso fisso: 7,1875% - tasso variabile: 6,8500%
  • TSU leasing immobiliare tasso fisso: 8,6000% - tasso variabile:7,8875%
  • TSU aperture di credito oltre 5.000: 14,6750%
  • TSU anticipi e sconti oltre 200.000: 7,9500%
  • TSU scoperti oltre 1.500: 22,2125%
  • Tasso BCE 0,00%
  • Tasso legale dal 01/01/2018: 0,3%

RASSEGNA STAMPA


Quell'anomala quotazione dell'Euribor

Dopo lo scandalo Libor. Per il centro studi Alma Iura il tasso variabile europeo è costantemente sottostimato dal 2008 al 2012
Plus24 - 04/08/2012

Non soltanto Libor. La sistematica limatura al ribasso del tasso variabile per "abbellire" i bilanci delle banche internazionali potrebbe interessare anche il cugino europeo Euribor (infatti, più basso è il tasso comunicato, più sana - cioè meno rischiosa - appare la banca che lo comunica). A supportare il sospetto dell'Antitrust europea - che sta indagando ufficialmente dal 18 ottobre 2011 - interviene adesso una approfondita ricerca del centro studi Alma Iura di Verona che dimostra come anche il tasso variabile europeo presenterebbe dati anomali dal dicembre del 2008 al marzo 2012. Prima di questo periodo, in ogni caso, le autorità americane hanno già provato che alcuni trader di Barclays (assieme a quelli di altre banche), dalla metà del 2005 fino al 2007 (e sporadicamente nel 2009) hanno ottenuto - in alcuni giorni specifici - quotazioni dell'Euribor più alte o più basse del dovuto, per favorire le posizioni sui derivati gestiti. Adesso, invece, i sospetti di manipolazione dell'Euribor (43 le banche che partecipano alla sua formazione, anche se con pesi e "importanza" differenti) ricadono per un periodo più ampio (2008-2012) e in modo costante (non dunque in giorni specifici).

 

Lo studio

Secondo la ricerca di Alma Iura iniziata a ottobre del 2011, anche l'Euribor presenta quindi dati anomali in quanto il tasso variabile effettivamente pubblicato dalle banche dal 2008 al 2012 (quindi in un periodo successivo a quello in cui la manipolazione da parte di Barclays è stata accertata) è costantemente più basso di quello che avrebbe dovuto essere. Nello studio, infatti, l'Euribor ritenuto "corretto" è stato ricalcolato sommando una componente risk free (senza rischio) a una di rischio di credito (credit risk), analogamente a quanto si fa per le obbligazioni. «Come miglior misura disponibile del rischio di credito - sottolineano gli autori della ricerca, l'avvocato Marco Rossi e la quantitative analyst di Alma Iura Maddalena Mandarà - abbiamo preso i Cds spread di 37 banche del panel, ovverosia il costo annuo per assicurarsi contro il loro default, e ne abbiamo fatto una media, escludendo i Cds spread più alti in quanto potrebbero aver risentito di alcuni fattori distorsivi sorti dopo la crisi».

I risultati hanno evidenziato che (si veda grafico in alto) prima del 2008 l'Euribor applicato dalle banche è pressoché identico a quello "corretto" mentre dalla fine del 2008 è sistematicamente inferiore. ««Le analisi condotte - osserva il professor Andrea Ferrari, Ordinario di Economia degli intermediari finanziari all'Università di Modena e Reggio Emilia - sono metodologicamente appropriate e coerenti con il fenomeno indagato. I risultati ottenuti, pur non provando la manipolazione, evidenziano sintomi di un andamento anomalo riconducibile anche agli effetti della crisi del debito sovrano».

 

Sottostima delle quotazioni

Il ricalcolo è stato effettuato anche banca per banca e, per nove di esse, è emersa una sottostima delle quotazioni. Gli autori precisano tuttavia che per le banche appartenenti ai Piigs, i dati anomali potrebbero essere spiegabili, in tutto o in parte, da un elevato rischio sovrano. Nello studio sono stati osservati anche strani comportamenti da parte di alcune banche (inglesi, americane, tedesche e francesi) le quali, pur essendo più rischiose di altre, comunicavano inspiegabilmente tassi più bassi. Inoltre, alcune di esse quotavano sistematicamente (nel caso di una banca americana addirittura nel 91,49% dei casi) un tasso più basso dell'Euribor del giorno precedente, quasi come se avessero scientemente voluto quotare "meglio" della media del giorno prima (l'Euribor, appunto).

Infine, è stato confrontato l'Euribor con il tasso interbancario quotato sulla piattaforma e-Mid e, anche in questo caso, dal 2010 l'Euribor applicato dalle banche è inferiore. «I risultati - avvertono Rossi e Mandarà - non costituiscono la prova inconfutabile di una manipolazione dell'Euribor ma evidenziano che dopo la crisi lo stesso meccanismo dell'Euribor ha smesso di funzionare in modo efficace anche perché le banche, divenute rischiose in modo differente tra di loro, hanno iniziato a utilizzare sempre meno l'Euribor a favore di scambi collateralizzati».

 

Euribor nullo?

Nella ricerca, infine, è stato studiato il funzionamento dell'Euribor che, per come è strutturato, potrebbe presentare profili di contrarietà alla legge Antitrust italiana ed europea, con possibile dichiarazione di sua nullità (si veda «Plus24» del 28 luglio scorso). Se l'ipotesi di manipolazione fosse confermata, i danneggiati sarebbero i percettori netti dell'Euribor: le piccole banche (normalmente prestatrici di denaro, a differenza delle grandi banche internazionali, come quelle del panel, che sono per lo più prenditrici), i fondi d'investimento, chi ha stipulato derivati con finalità di copertura dall'aumento dell'Euribor (enti locali e imprese, si veda intervista sotto) e i titolari di bond indicizzati al tasso interbancario.